Amnesty International - Comunicati Stampa
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2004
24/11/2004
Il vertice Unione Europea - Russia
Bruxelles, 24 novembre 2004
- In vista del summit dell’Aia tra l’Unione Europea (UE) e il presidente russo Vladimir Putin, Amnesty International ha diffuso oggi una serie di testimonianze sulle uccisioni e le “sparizioni” di persone che si erano rivolte alle istituzioni europee per denunciare gli abusi subiti in Cecenia.
Il rapporto di Amnesty International “Federazione Russa, il rischio della denuncia: gli attacchi contro i difensori dei diritti umani nel contesto del conflitto armato in Cecenia” denuncia casi di difensori dei diritti umani uccisi, torturati e, in numero ancora maggiore, intimiditi e minacciati. Dal rapporto si evince chiaramente che gli attivisti per i diritti umani vengono presi di mira dalle forze statali con l’obiettivo di ridurli al silenzio.
Il 4 novembre Ruslan Susaev, responsabile dell’organizzazione “Protesta dei cittadini”, è stato arrestato insieme alla moglie e minacciato di ritorsioni nei confronti della sua famiglia se non avesse firmato una dichiarazione relativa all’esplosione di una bomba, avvenuta a Sernovodsk tre giorni prima. Susaev e la moglie, genitori di sei figli, sono stati rilasciati il 5 novembre. In diverse occasioni, ad agosto e a settembre, uomini armati in uniforme avevano perquisito la loro abitazione; una volta avevano perso a calci e pugni la madre di Sasaev e alcuni dei figli, in seguito avevano portato via due figli, successivamente rilasciati.
Ceceni che si sono rivolti alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per ottenere una riparazione per le violazioni subite, sono oggetto di vendette che vanno dalle vessazioni alle minacce di morte fino all’uccisione di loro stessi o dei loro familiari.
“L’UE non può ignorare che la situazione per coloro che denunciano gli abusi dei diritti umani in Russia è peggiorata, specialmente quando si rivolgono a un’istituzione gemella quale la Corte del Consiglio d’Europa”
– ha dichiarato Dick Oosting, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso l’UE.
“Se non riuscirà a coinvolgere la Russia sul tema dei diritti umani, l’UE metterà a rischio non solo la propria credibilità, ma anche quella della principale istituzione per la protezione dei diritti umani in Europa”
.
L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha recentemente concluso che il continuo tributo di sangue e di sofferenza umana in Cecenia è un elemento di “grande preoccupazione per i valori comuni” dell’organizzazione. L’Assemblea ha chiesto agli Stati membri dell’UE di “non rimanere passivi quando la gente muore ogni giorno in Cecenia e nelle repubbliche confinanti, a causa di attacchi terroristici, dei cecchini, delle mine antipersona, degli abusi delle forze armate e dei servizi di sicurezza o delle azioni del crimine organizzato”.
“Il summit di domani affronterà il tema della creazione di uno ‘spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia’ tra UE e Russia”
– ha proseguito Oosting.
“Date le crescenti minacce alla protezione dei diritti umani in Russia, l’UE deve adottare un nuovo approccio. A determinare il tono dei colloqui non deve essere solo la sensibilità dalla Russia, ma anche la preoccupazione dell’UE”
.
“Questo spazio comune resterà un luogo vuoto se l’UE non individuerà dall’inizio alcuni principi non negoziabili: per esempio, che ‘libertà’ significa che i difensori dei diritti umani sono liberi di difendere i diritti degli altri; che ‘sicurezza’ significa che i giornalisti e gli avvocati possono esprimere le proprie idee senza essere attaccati o minacciati; e che ‘giustizia’ significa che le vittime delle violazioni dei diritti umani possono liberamente cercare e trovare un rimedio legale”
.
Nel corso del conflitto in Cecenia, le autorità russe hanno tentato di limitare le informazioni sulla situazione dei diritti umani. Le organizzazioni e gli attivisti per i diritti umani, gli avvocati, i giornalisti indipendenti e singole persone continuano ad avere un’importanza decisiva nel documentare gli abusi dei diritti umani.
Una persona che aveva presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani in merito alla “sparizione” di suo figlio durante un raid militare ha avuto l’altro suo figlio ucciso. Un altro ricorrente, che aveva denunciato la “sparizione” di suo fratello, è scomparso a sua volta.
Uno dei casi raccontati dal rapporto di Amnesty International è quello della famiglia dell’attivista per i diritti umani Luisa Betergiraeva, uccisa nel 2001. All’inizio di luglio di quest’anno, in un raid delle forze federali, uno dei figli di Luisa, Zelimkhan Betergiraev, 28 anni, è stato arrestato ed è successivamente scomparso. In un secondo raid, il 20 luglio, quando i parenti hanno chiesto ai soldati perché li stessero picchiando, si sono sentiti rispondere “Così farete meno denunce. Tutta l’Europa sa di voi!”.
Le forme di accanimento contro gli attivisti per i diritti umani comprendono anche le minacce della polizia di piazzare false prove nelle loro abitazioni, in modo che risultino coinvolti in atti di “terrorismo”.
Sulla base delle Linee guida dell’UE sui difensori dei diritti umani, adottate dai ministri degli Affari esteri quest’anno a giugno, Amnesty International chiede all’UE di:
- sostenere il legittimo lavoro dei difensori dei diritti umani nel Caucaso settentrionale, come suggerito dalle stesse Linee guida;
- manifestare le proprie preoccupazioni sugli attacchi contro i difensori dei diritti umani nel dialogo con la Federazione Russa, compreso il prossimo summit col presidente Putin;
- insistere sull’avvio senza ritardi di un’indagine indipendente e approfondita su tutti i casi di rappresaglia contro chi ha presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani e su tutti i casi di tortura, uccisione e “sparizione” di attivisti e difensori dei diritti umani. Le conclusioni di questa indagine dovrebbero essere rese pubbliche e le persone ritenute responsabili dovrebbero essere sottoposte alla giustizia.
FINE DEL COMUNICATO
Il rapporto “Federazione Russa, il rischio della denuncia: gli attacchi contro i difensori dei diritti umani nel contesto del conflitto armato in Cecenia” è disponibile presso gli indirizzi Internet
http://www.amnesty-eu.org
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