Amnesty International - Comunicati Stampa

CS147-2004 27/10/2004

Usa: Amnesty chiede a Bush e Kerry un impegno contro la tortura

I due principali candidati alle elezioni presidenziali degli Usa dovrebbero impegnarsi ad agire per prevenire la tortura e i trattamenti crudeli, inumani e degradanti dei prigionieri in custodia statunitense e per istituire una commissione indipendente d’inchiesta su tutte le procedure d’interrogatorio e di detenzione. È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un nuovo rapporto di 200 pagine sul tema delle torture e dei maltrattamenti da parte delle forze statunitensi nel corso della “guerra al terrore”.

“Nei dibattiti presidenziali, il presidente Bush e il senatore Kerry non hanno parlato del trattamento dei detenuti da parte degli Usa in Iraq e in Afghanistan, a Guantánamo e in centri segreti situati in altri paesi” – ha rilevato Amnesty. “Adesso, ciascun candidato dovrebbe promettere che, in caso di elezione, assumerà immediate iniziative per affrontare il problema. La prevenzione della tortura e dei maltrattamenti è essenzialmente un fatto di volontà politica. Per questo, chiediamo ai candidati di impegnarsi per istituire una commissione d’inchiesta e introdurre un sistema di garanzie nei confronti della tortura e dei maltrattamenti”.

Il rapporto di Amnesty International individua uno schema di violazioni dei diritti umani che parte dall’Afghanistan per giungere ad Abu Ghraib attraverso Guantánamo, evidenziando come – nonostante l’amministrazione Usa sostenga che le atrocità dell’11 settembre 2001 abbiano introdotto “un nuovo paradigma” che richiede “un nuovo pensiero” – ci si trovi davanti a un sistema storicamente familiare di violazione dei diritti umani in nome della sicurezza nazionale.

“La negazione dell’habeas corpus, l’uso della detenzione senza contatti col mondo esterno, il ricorso alla detenzione segreta (in alcuni casi assimilabile al fenomeno delle ‘sparizioni’) nonché l’ufficializzazione di tecniche estremamente dure d’interrogatorio sono risposte classiche ma deboli” – si legge nel rapporto di Amnesty. “Riducendo le garanzie, demonizzando i detenuti e mostrando disprezzo per i propri obblighi internazionali, l’amministrazione Usa nella migliore delle ipotesi ha seminato confusione tra le persone addette agli interrogatori e nella peggiore ha dato luce verde alla tortura e ad altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti”.

Amnesty International ha apprezzato le indagini ufficiali e la revisione delle procedure avviate quando, a seguito delle fotografie provenienti da Abu Ghraib, le autorità Usa sono state spinte a reagire in modo diverso rispetto a quanto fatto nei due precedenti anni, di fronte ad analoghe denunce. Queste indagini hanno sgonfiato la tesi ufficiale che le torture e i maltrattamenti fossero limitati ad Abu Ghraib e al comportamento aberrante di pochi soldati.

Tuttavia, Amnesty ritiene che vi sia ancora bisogno di una commissione d’inchiesta più ampia, anche perché finora le revisioni svolte non possono essere considerate del tutto indipendenti, non sono state condotte a 360 gradi e hanno mostrato indulgenza per tecniche d’interrogatorio illegali. Questa commissione d’inchiesta, che Amnesty sollecita da maggio, potrebbe giovarsi di contributi internazionali, come quello del Relatore speciale dell’Onu sulla tortura.

La commissione d’inchiesta, composta da persone di comprovata esperienza, potrebbe essere nominata dal Congresso ma dovrebbe in ogni caso essere indipendente dal governo. Per assicurare il pieno accertamento delle responsabilità, dovrebbe avere i poteri necessari per esaminare a fondo tutte le direttive, le prassi e le strutture dei centri di detenzione gestiti dagli Usa nel contesto della “guerra al terrore” e per svolgere indagini a ogni livello sulle agenzie governative. A oggi, per esempio, le attività della Cia rimangono avvolte dal segreto, così come i presunti trasferimenti segreti di detenuti da un paese all’altro.

“Mentre molte questioni restano senza risposta, le direttive che facilitano la tortura sono ancora in vigore” – ha osservato Amnesty. “Le ripetute affermazioni dell’amministrazione Usa, secondo cui la dignità umana è un diritto non negoziabile, suonano false di fronte all’assenza di un cambiamento fondamentale d’indirizzo dopo lo scandalo di Abu Ghraib”.

Il rapporto dell’organizzazione per i diritti umani sottopone al governo Usa oltre 65 raccomandazioni, unitamente all’invito a basarsi in futuro sul “Programma in 12 punti di Amnesty International per la prevenzione della tortura”, frutto dell’esperienza di oltre trent’anni di campagne contro questo fenomeno.

Il primo punto del Programma si intitola “condannare la tortura”: le massime cariche di un paese devono affermare chiaramente la loro assoluta e ferma opposizione alla tortura in ogni circostanza, compresa la guerra e qualunque emergenza pubblica nazionale. I documenti diffusi negli ultimi mesi mostrano che l’amministrazione Usa, nella “guerra al terrore”, è ampiamente venuta meno a quest’obbligo. “Questi documenti mostrano una strategia a doppio binario nei confronti della tortura. In pubblico ti dichiari contro la tortura, mentre in privato discuti come il tuo presidente possa ordinarla e come i pubblici ufficiali possano evitare ogni responsabilità penale” – si legge nel rapporto.

C’è stata una forte riluttanza tra gli esponenti dell’amministrazione di Washington – i cui documenti, precedentemente segreti, si soffermavano su come restringere la definizione di tortura – a chiamare tortura quanto accaduto ad Abu Ghraib, preferendo il termine “abusi”. Una condanna inequivoca della tortura e degli altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti deve essere seguita dai fatti. Se davvero si ci dichiara contrari alla tortura, occorre agire di conseguenza.

“L’amministrazione Usa ha più volte sottolineato che il rispetto dei diritti umani è la via da percorrere verso la pace e la sicurezza. Tuttavia, se si esaminano le sue direttive e procedure d’interrogatorio sembra quasi che i diritti umani siano un ostacolo. È un approccio che va cambiato” – sostiene Amnesty International.

Gli Usa ed altri paesi si trovano di fronte a gravi minacce alla propria sicurezza, comprese quelle provenienti da gruppi determinati a perseguire i propri obiettivi violando senza limiti i diritti umani fondamentali. I governi hanno il dovere di proteggere i diritti dei propri cittadini da tali minacce. Tuttavia, nel farlo, non devono sacrificare altri diritti umani e dimenticare che hanno l’obbligo di rispettarli. La libertà dalla tortura e da altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti è un diritto umano fondamentale. Secondo il diritto internazionale, nessuna circostanza eccezionale può essere invocata per violarlo. Gli Usa hanno giocato un ruolo importante nello sviluppo di questa proibizione legale. Non devono permettere che questo sistema di protezione, istituito da tempo, venga eroso.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 27 ottobre 2004

Il rapporto USA: Human dignity denied: torture and accountability in the “war on terror” è disponibile presso il sito Internet http://www.amnesty.org e l’Ufficio stampa di Amnesty International Italia.

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