Amnesty International - Comunicati Stampa

CS142-2004 15/10/2004

Zimbabwe, il governo nega il diritto al cibo

Le politiche adottate dal governo dello Zimbabwe e la loro attuazione stanno pregiudicando l’accesso della popolazione al cibo e violando gli obblighi di diritto internazionale sottoscritti dal paese. Lo denuncia Amnesty International in un rapporto reso pubblico alla vigilia della Giornata mondiale dell’alimentazione.

Il rapporto, intitolato “Potere e fame: violazione del diritto al cibo”, esamina una serie di politiche governative e mostra come la loro applicazione abbia causato la violazione di diritti basilari. Amnesty International si sofferma in particolare sul controverso programma di riforma agraria del 2000 e sull’istituzione del Gmb, l’Ufficio per la distribuzione dei cereali, un organismo controllato dal governo.

“L’attuazione del programma di riforma agraria è stata contrassegnata da violenza, corruzione e da un evidente disprezzo per la legge. Centinaia di persone sono morte, decine di migliaia hanno perso i loro mezzi di sostentamento e, con essi, la possibilità di avere accesso al cibo in modo adeguato” – ha dichiarato un portavoce di Amnesty International.

Il modo in cui il programma è stato portato avanti ha avuto gravi conseguenze sull’agricoltura, come la mancata semina di terreni fertili e la perdita del lavoro per migliaia di contadini. Tutto questo si è verificato mentre la povertà e l’insicurezza alimentare iniziavano a costringere milioni di cittadini dello Zimbabwe a dipendere dagli aiuti.

“Una riforma agraria può essere decisiva per realizzare i diritti umani, compreso quello al cibo, ma non deve dare luogo alla loro violazione”.

Il rapporto di Amnesty International critica la reazione del governo alla crisi alimentare del paese. Il quasi completo monopolio del Gmb sul commercio e la distribuzione del mais è stato utilizzato per controllare le forniture e manipolare la questione alimentare per finalità politiche.

“Il sistema di distribuzione del Gmb è stato applicato in modo discriminatorio contro i sostenitori dell’opposizione politica” – si legge nel rapporto. “In numerosi casi solo coloro in grado di provare la loro iscrizione allo Zanu-Pf hanno avuto accesso al mais. Nel corso delle campagne elettorali, la distribuzione del cibo è stata subordinata al voto favorevole per lo Zanu-Pf. Gli stessi lavoratori agricoli sono stati penalizzati, per costringerli a lavorare per le nuove aziende a paghe più basse”.

La discriminazione costituisce un problema anche nei programmi internazionali di aiuti alimentari. I donatori da un lato cercano di impedire la manipolazione degli aiuti da parte del governo e dei suoi sostenitori, dall’altro negano gli aiuti alle nuove aziende perché altrimenti legittimerebbero il processo di riforma agraria.

“Consentendo alla politica di interferire con la fornitura di aiuto a coloro che ne hanno bisogno, i donatori rischiano di pregiudicare gli sforzi del settore umanitario, che dà assistenza senza fare discriminazioni; in questo modo, alla popolazione dello Zimbabwe viene negato l’aiuto di cui ha disperatamente bisogno” – accusa Amnesty International.

È sempre più evidente che la popolazione continua a soffrire la fame. Sebbene il governo abbia dichiarato che il raccolto del 2004 è stato “eccezionale”, molti osservatori indipendenti – tra cui il personale internazionale e locale delle Nazioni Unite e di organizzazioni non governative – mettono in dubbio i dati ufficiali. Il governo, comunque, continua a sostenere di non aver bisogno degli aiuti internazionali; così, dalla metà del 2004 buona parte della distribuzione degli aiuti è cessata. Amnesty International teme che ciò stia costringendo milioni di persone a dipendere dalle forniture del Gmb e non è chiaro se questo organismo abbia risorse sufficienti per soddisfare tutte le necessità.

Amnesty teme che le elezioni del 2005 rappresentino lo scenario per ulteriori possibili violazioni del diritto a un cibo adeguato e alla libertà dalla fame, a causa della discriminazione praticata dal Gmb nella distribuzione dei cereali e dei ricorrenti abusi nei confronti del diritto al cibo durante i periodi elettorali dell’ultimo biennio.

“Il governo deve autorizzare una supervisione indipendente rispetto al problema della sicurezza alimentare ed assicurare la trasparenza e la responsabilità penale delle attività del Gmb” – ha concluso il portavoce di Amnesty International.

L’organizzazione per i diritti umani chiede al governo dello Zimbabwe – in quanto Stato parte del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, della Carta africana sui diritti umani e dei popoli e di altri trattati internazionali cui è vincolato – di garantire il diritto al cibo e di prendere misure immediate per adempiere ai suoi obblighi senza discriminazione di sorta.

Amnesty International chiede inoltre ai donatori internazionali di assicurare che sia le politiche di sviluppo che quelle di aiuto umanitario siano basate sui principi dei diritti umani, compreso quello di non discriminazione.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 15 ottobre 2004

Il rapporto “Potere e fame: violazione del diritto al cibo” è disponibile sul sito Internet http://www.amnesty.org e presso l’ufficio stampa di Amnesty International Italia.

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