Amnesty International - Comunicati Stampa
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2004
01/09/2004
Federazione Russa: la condanna di Amnesty International per gli attacchi contro la popolazione civile
Amnesty International ha condannato nel modo più risoluto la presa in ostaggio di un gruppo di bambini in una scuola della Russia meridionale, in quello che rappresenta solo l’ultimo di una serie di attacchi contro la popolazione civile del paese.
Secondo le informazioni disponibili alle ore 17 italiane, circa 150 tra bambini, genitori e insegnanti vengono tenuti in ostaggio da un gruppo di uomini armati nella città di Beslan, nell’Ossezia del Nord. I sequestratori, che hanno chiesto il ritiro delle truppe russe dalla Cecenia, minacciano di far saltare in aria l’edificio se verrà assaltato dalla polizia e dall’esercito.
Ieri un attacco suicida davanti a una stazione della metropolitana di Mosca aveva provocato almeno nove morti e un numero maggiore di feriti. Il 24 agosto, 89 persone erano rimaste uccise nell’esplosione in volo di due aerei civili. Un gruppo che si definisce Brigate Istambouli ha rivendicato queste azioni e ha minacciato di proseguire “fino a quando non cesserà l’uccisione dei nostri fratelli musulmani in Cecenia”.
Amnesty International condanna con durezza i deliberati attacchi contro la popolazione civile russa e in particolare nei confronti dei bambini di Beslan, presi in ostaggio al rientro a scuola dopo le vacanze estive. Le loro vite sono tuttora in pericolo e i loro diritti umani disprezzati nel modo più assoluto.
“Il sequestro di ostaggi è inaccettabile in ogni circostanza e non può mai essere giustificato. Chi si rende responsabile di atti del genere viola il diritto internazionale umanitario, in particolare l’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra, e deve essere portato di fronte alla giustizia. Chiediamo il rilascio degli ostaggi immediatamente, incolumi e senza condizioni” – ha dichiarato un portavoce dell’organizzazione per i diritti umani.
“Il governo russo ha il dovere di proteggere i propri cittadini e di sottoporre a processo i responsabili di atti di violenza. Chiediamo alle autorità di garantire che l’eventuale uso della forza e delle armi da fuoco risponda pienamente agli standard del diritto internazionale e non metta a repentaglio la vita degli ostaggi”.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 1° settembre 2004
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