Amnesty International - Comunicati Stampa
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2004
27/10/2004
La situazione dei diritti umani in Tunisia
All’indomani della sua rielezione per un quarto mandato con oltre il 94% dei voti, Amnesty International ha chiesto al presidente tunisino Ben Ali di rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale dei diritti umani e dalle stesse leggi nazionali e porre fine alle violazioni dei diritti umani che hanno pervaso il paese per più di dieci anni.
Dall’inizio degli anni ‘90 la libertà di espressione, di associazione e di riunione è stata ampiamente limitata. Le organizzazioni indipendenti per i diritti umani si sono viste negare il riconoscimento legale o hanno subito forti restrizioni. La libertà di stampa è praticamente inesistente e il governo ha ripetutamente bloccato l’accesso a numerosi siti internet.
Amnesty International ha ricevuto, negli ultimi tempi, denunce di attacchi nei confronti di oppositori politici e persone che osano criticare il governo. Jallel Zoughlami, fondatore del mensile non autorizzato “L’arco della dignità”, è stato arrestato il 22 settembre insieme al fratello Nejib e accusato di tre distinte fattispecie penali. Poco prima i due erano stati assaliti a Tunisi, in pieno centro, da persone sconosciute poi allontanatesi indisturbate. Amnesty International teme che l’episodio sia stato orchestrato dalle autorità che cercavano il pretesto per arrestare un noto critico del governo di Ben Ali.
La libertà di movimento degli oppositori politici è soggetta a limitazioni. Il 13 ottobre Moncef Marzouki, leader del Congresso repubblicano (un partito politico non autorizzato) è stato fermato e interrogato per tre ore all’aeroporto di Tunisi mentre era in procinto di partire per Parigi, dove si sarebbe svolta una riunione dell’opposizione tunisina. È stato poi autorizzato a partire ma è stato incriminato per “partecipazione a riunione non autorizzata”, “direzione di un partito politico non riconosciuto” e “attacco al morale della nazione”.
L’11 ottobre Hamma Hammani, leader del Partito comunista dei lavoratori tunisini (un'altra formazione politica non autorizzata) è stato aggredito da un gruppo di uomini in borghese, ritenuti agenti di polizia, che gli hanno strappato la maglia, gli hanno rotto gli occhiali e lo hanno sottoposto a pesanti insulti.
Questi episodi si verificano in un contesto di disprezzo per la legge e per gli standard internazionali sui diritti umani da parte delle autorità tunisine. Da anni Amnesty International esprime preoccupazione per le sistematiche violazioni dei diritti umani, gli attacchi ai difensori dei diritti umani, la tortura e i maltrattamenti in detenzione, le irregolarità nei processi di natura politica, i provvedimenti discriminatori e arbitrari adottati nelle prigioni e le intimidazioni nei confronti degli ex prigionieri politici e delle loro famiglie.
La criminalizzazione di pacifiche iniziative politiche, infine, potrebbe derivare anche dalla legge “anti-terrorismo” introdotta nel dicembre 2003. Questo testo contiene una definizione molto ampia di “terrorismo”, che può determinare carcerazioni ingiuste, consente l’estensione a tempo indeterminato della detenzione preventiva ed è priva di garanzie riguardo alle persone che potrebbero essere estradate verso paesi in cui rischierebbero gravi violazioni dei diritti umani. La legislazione attualmente in vigore sul “terrorismo” – soprattutto l’art. 123 del codice di giustizia militare e l’art. 52 del codice penale – è stata utilizzata per criminalizzare attività pacifiche dell’opposizione.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 27 ottobre 2004
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